CAMPANIA > CAMPI FLEGREI

L’immaginario degli antichi collocò in queste terre ardenti il teatro di innumerevoli miti: qui Giove combatté contro i Titani; era qui la palude di Acheronte, e nei laghi si gettavano le acque del Piriflegetonte e del Cocito, i sotterranei fiumi infernali. Qui era l’entrada all’Ade, tappa estrema del Viaggio degli uomini, dove Ulisse ed Enea incontrarono le ombre dei loro morti, qui la sibilla pronunciava la “volontà di dio”. Ma queste in terra e principalmente sulla sua costa si mise in scena la “dolce vita” imperiale, dove la dorata nobiltà romana trascorse i suoi otia.

Cuma
L’immagine che oggi la città antica rivela al moderno visitatore, con i resti dell’arcopoli e del foro, difficilmente potrà dare l’idea di ciò che fu Kyme.
Prima tra le colonie magno greche ad essere fondata, Cuma tramanda miti e scenari antichi: qui Dedalo, fuggito dal labirinto di Cnosso, trovò rifugio, in queste paludi e di fronte questi lidi si scontrarono a più riprese Greci ed Etruschi, tra queste pietre la famosa Sibilla offriva a chi vi accorreva i suoi vaticini.

Baia
L’antica Baia, la pusilla Roma di Cicerone, fu località alla moda per il soggiorno dell’aristocrazia romana e degli imperatori negli ultimi due secoli della Repubblica e nei primi tre secoli dell’impero. Malgrado la trasformazione dei luoghi Baia conserva imponenti resti di edifici termali e residenziali.
Nell’imponente Castello Aragonese, che domina il promontorio che chiude a sud il golfo di Baia, è ospitato il Museo Archeologico dei Campi Flegrei. Vi sono esposti numerosi materiali archeologici provenienti dal territorio ed in particolare il “Sacello degli augustali” di Miseno, scenograficamente ricostruito in una delle sale, così come riallestiti sono i resti di un ninfeo-triclinio ormai sommerso nelle acque di Baia che faceva parte delle strutture di una villa appartenuta all’imperatore Claudio (41-45 d.C.). Di grande interesse è l’allestimento della mostra permanente “Nova Antiqua Flegrea” con i recenti ritrovamenti effettuati nei lavori di scavo del Rione Terra di Pozzuoli, antica acropoli della città.

Pozzuoli
L’anfiteatro Flavio di Pozzuoli è il terzo in ordine di grandezza degli anfiteatri romani d’Italia, dopo il Colosseo e quello di Santa Maria Capua Vetere. Di pianta ellissoidale, era strutturato su tre piani scanditi da ordini di arcate originariamente era coronato da un attico. Di singolare e suggestivo interesse sono i sotterranei, i più estesi e meglio conservati dall’antichità, che danno un’idea chiara del meccanismo degli spettacoli di combattimenti con fiere.
Il Serapeo o tempio di Serapide, così detto da una statua della divinità Egizia Serapis qui rinvenuta, ma in effetti qui c’era il macellum dell’antica Puteoli. E’ tra i più belli ed interessanti monumenti del genere, ed è anche il più importante della zona flegrea perché costituisce un’indice preciso dell’andamento del bradisismo del suolo flegreo.

 

 

   

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