CAMPANIA > ERCOLANO

Ci sono, compresenti nello stesso piccolo territorio schiacciato tra le falde del Vesuvio e le acque del golfo, due Ercolano. C'è la città dei vivi, grande borgo suburbano ormai fagocitato dalla conurbazione napoletana, con la sua vita convulsa, le sue raffinate ville settecentesche assediate dalla marea edilizia degli ultimi decenni, il suo mercatino affollato e pieno di colori. E c'è la silente città dei morti, l'Ercolano romana sepolta dalla lava dell'eruzione vesuviana del 79 d.C. e faticosamente, parzialmente riportata alla luce a partire dal '700.
Più piccola di Pompei (tra i 4000 e i 5000 abitanti), più pacificamente residenziale rispetto al prevalente carattere commerciale dell'altro abitato, Herculaneum faceva risalire le sue origini addirittura a Ercole, ma visse quasi sempre nella sfera d'influenza delle città maggiori della regione: Cuma, Napoli, Pompei stessa. La sua stupenda posizione alle estreme pendici del Vesuvio, che le consentiva di coltivare vini dal forte sapore, sulle cui anfore apponeva con orgoglio la scritta Vesvinum, o Vesuvinum, si rivelò durante la violenta eruzione del 79 d.C. una trappola mortale: la lava mista e fango fuoriuscita dal cratere la seppellì sotto una colata di 12-25 m di spessore, che la "murò" in un blocco impenetrabile fino al '700, quando vennero iniziati regolari scavi in sito. Questo poderoso strato, duro e compatto, preservò la città non solo da ogni saccheggio o devastazione, ma anche dal logorio del tempo. Così l'abitato che a partire dal XVIII secolo emerse dagli scavi ha restituito una città romana intatta, dai muri delle case fino alle strutture di copertura e alle suppelletti quotidiane.

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Museo Archeologico Virtuale

 

 

   

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